Mi nombre es Carolina y Elvis

Onnipresente e silenziosa è l’ordinaria consuetudine alla sessualizzazione dell’esistenza. Non c’è momento della nostra vita sociale in cui la categorizzazione prescinda dal binarismo maschio/femmina. Questo si traduce consequenzialmente in una serie di norme legate a uno dei due sessi, che ci rendono identificabili come uomini o donne. Si tratta di una strategia che dovrebbe semplificare la comprensione della complessità circostante, oltre che garantire una certa misura di controllo sociale.

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La transculturazione del sesso

Capita spesso di osservare le cose in movimento essendo noi stessi colti dall’evolversi delle cose e lo scorcio che ci si pone davanti possiede visuale ridotta. Per osservare il cambiamento, però, è necessario partire da un punto fermo che ci consenta di osservare la totalità dell’istante, prendendo in considerazione il suo continuum.

Quando si parla di sessualità, è facile essere indotti all’avere visioni semplicistiche che ci portano a definire e giudicare un fatto sulla base del passato più prossimo a noi, o dell’esperienza che ne facciamo quotidianamente.

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Nunca te olvides de luchar

È sempre fuorviante parlare di America Latina come se fosse un unico paese ricco di similitudini. Il senso comune ci porta a pensarlo come un continente generalmente LGBT friendly e, spesso, meta prediletta del turismo gay e trans. Specialmente quando si parla di paesi come Brasile e Argentina, è necessario valutare la differenza tra il teorico e il reale tenendo in considerazione la diversità dei contesti.

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I volti e le storie

Questi sono gli scatti della manifestazione del 3 giugno contro la violenza di genere e sulle donne da plaza del Congreso a plaza de Mayo. I volti, le mani unite, le espressioni di lotta sono ciò che rimane impresso sulla pelle. La volontà di combattere per sé stessi senza arrendersi mai.
Ho visto manifestare senza manganelli, senza grida di odio, senza polizia a controllare il traffico. Perché manifestare contro le forme di potere che ci costringono a qualcosa che non vogliamo è la prima forma di protesta di cui siamo a disposizione, ma bisogna anche saperla utilizzare. Queste immagini ci insegnano come la vera battaglia si può fare senza la violenza, ma con l’unione: bambini, anziani, ragazzi, uomini e donne. La battaglia per la libertà non è per qualcuno, ma di tutti.

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La libertà è cosa seria

La libertà è cosa seria e sin dagli albori il genere umano ha conosciuto storie di resistenza e ribellione al fine di ottenerne anche solo un piccolo spazio d’espressione in più. Le resistenze passive di corpi di sesso, che ogni giorno vanno in direzione contraria alla norma, hanno lunghi tempi di silenzio e violenze alle spalle. Oggi le piccole rivoluzioni quotidiane di certi corpi stanno raggiungendo passo dopo passo piccole soddisfazioni, almeno apparenti. Si assiste ad un lento e costante progresso a livello di sensibilità nei confronti degli argomenti legati all’identità.

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La resistenza dei corpi

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Quando decisi di venire qui in Argentina a poggiare i miei piedi, ero entusiasmata del fatto di poter intersecare il mio percorso universitario con un luogo che, con molta probabilità, avrebbe regalato ai miei occhi nuove idee per andare a fondo di un argomento che tocca in maniera endemica gli accordi più profondi del mio io.

La capitale argentina è una delle mete privilegiate per chi vuole vivere la diversità, per osservare come si declinano fattualmente i progressisti diritti LGBT del paese, per il turismo gay. Sapevo che si stava presentando l’opportunità di poter aggiungere alla mia ricerca personale un toccare con mano molto potente, che avrebbe potuto modificare il mio pensiero.

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Abitarsi in affitto per un po’

Qui la vita si strappa a morsi, gli attimi scorrono come l’acqua che si libera all’apice della cascata, il tempo è dilatato e compresso nel medesimo istante e le freddure della mia persona le strappo con delicatezza di cicatrice al passo del carro, a ritmo con l’universo che mi ruota attorno. Partivo dall’aeroporto di Caselle esattamente 15 giorni fa e ciò che mi ha insegnato questo viaggio, fino ad ora, è che per quanto possiamo correre e spostarci, non siamo noi a girare intorno al mondo, ma è lui che si muove costantemente con lentezza, lasciandoci girare su di esso. Proprio per questo motivo ci sono spettacoli, istanti, emozioni e avventure che non possiamo controllare e a cui non possiamo andare incontro. Non è una vita di inettitudine o inerzia, tutt’altro! Si tratta semplicemente di essere capaci di stare fermi e di aspettare, non il nulla e non a mani vuote, ma a cuore aperto, ciò che questa vita è in grado di regalarci: noi stessi.

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