“Be what you are and learn to resign with a good grace all that you are not” Henri-Frédéric Amiel

Negli ultimi anni il transessualismo è diventato un’ossessione culturale e in tutto il mondo la comunità trans sta cercando di ottenere un riconoscimento legale del nuovo sesso attraverso corti e parlamenti. L’identità di genere è un aspetto così intimo, intrinseco e fondamentale nelle nostre vite che è difficile, per coloro la cui identità di genere coincide con il corpo sessuato, capire come si possa maturare il desiderio di cambiarlo. Le persone trans sono alla ricerca di un modo per presentare la propria identità di genere tale che il resto del mondo capisca chi siano.

Quado parliamo di assegnazione di genere stiamo provando a rispondere alla domanda: “Le autorità cosa dicono che io sia?”.

Quando parliamo di ruoli di genere stiamo rispondendo alla domanda: “Cosa la cultura prevede debba fare nella mia vita?”.

Quando parliamo di identità di genere rispondiamo alla domanda: “Sono un uomo o una donna o qualcos’altro?”.

Quando parliamo di attribuzione di genere ci riferiamo a ciò che ognuno di noi fa quando incontra qualcuno: chiedersi chi si abbia di fronte, se un uomo o una donna o qualcosa di non determinabile, e darsi una risposta. Attribuiamo un genere basandoci su un intricato sistema di segnali che variano da cultura a cultura e che vanno dall’apparenza fisica, ai manierismi, al contesto. Anche all’uso del potere.

L’assunto predefinito è che il genere sia immutabile, fissato attraverso le forme che la rappresentazione biologica può assumere. Attivisti trans e accademici stanno tentando di affrontare il volatile concetto di identificazione, ma si tratta di scontrarsi con la rigidità di una serie di ipotesi di default, riguardanti i ruoli sessuali che pervadono ogni discussione sul genere. Genere e sesso hanno un’identità incorruttibile che li rende pervasivi.

La realtà, però, ci racconta che le possibilità di espressione dell’identità sessuale sono varie tante quante risultano dalle molteplici combinazioni possibili tra le variabili del sesso biologico, del genere e dell’orientamento sessuale; esse, inoltre, possono restare invariate nel tempo oppure cambiare nel corso dell’esistenza di un soggetto. Il concetto binario che riflette la differenza tra i sessi, esaurendosi nell’alternativa tra il maschile e il femminile, è inadeguato a cogliere la nostra complessa variabilità.

Ci sono valori che racchiudono concetti che sono sono caratterizzanti del genere umano, come la variabilità e la mutevolezza, e questi sono oscurati, relegati ai margini da un eteropatriarcato che, col suo potere silenzioso, ha teso le fila di un’esclusione manifesta. La fluidità non combatte, né si combatte: la si può eludere ma non distruggere.

“Tracciare e proteggere i confini sono attività prioritarie, volte a ottenere e mantenere la sicurezza; il prezzo da pagare è la perdita della libertà di movimento. Questa libertà diventa ben presto il fattore discriminante tra i diversi gradi sociali e il criterio secondo cui un individuo o una categoria vengono misurati all’ interno della gerarchia sociale; il diritto di passaggio (o meglio il diritto di ignorare il confine) diventa quindi una delle questioni più contestate, di carattere strettamente classista; mentre la capacità di sfidare il divieto di valicare un confine diviene una delle principali armi di dissenso e di resistenza contro la gerarchia di potere esistente […]. I «confini spontanei», costituiti dal rifiuto di una commistione, anziché da cemento e filo spinato, svolgono una doppia funzione: oltre ad avere lo scopo di separare, hanno anche il ruolo/destino di essere delle interfacce, di promuovere quindi incontri, interazioni e scambi, e in definitiva una fusione di orizzonti cognitivi e pratiche quotidiane. [Bauman; 2009; p24-25*]

Per la comunità Trans, il genere è diventato un concetto immaginario che supporta i fondamenti di un mondo patriarcale nel quale chiunque esprima differenze di genere è oppresso.

Le identità sessuali multiple e fluide si mantengono a livello di discorso, di ideologia, di pratiche con il tempo e giorno per giorno. Questo è vero anche per altre forme di differenza, come la nazionalità o classe sociale e le relazioni tra loro. Questi tipi di discorsi sono aperti a essere rinegoziati, forniscono posizioni multiple con cui gli agenti sociali possono identificarsi e attraverso cui possono costruire un senso di sé oltre il tempo.

Per questo è sempre necessario fermarsi a riflettere e ricordare tutte le innumerevoli vittime che la transfobia ha prodotto nella storia, cercando quotidianamente la rivoluzione nelle nostre performance di genere. Se è la performance a creare il genere stesso, solo sovvertendola e trasformandola potremo trovare la nostra legittimazione più vera, con la speranza che un giorno la fluidità possa diventare senso comune e il binarismo smetta di mietere vittime di odio e violenza. Il diritto alla vita va di pari passo con il diritto ad essere a immagine e somiglianza di noi stessi per salvaguardarci.

*Z. Bauman, 2009, Nascono sui confini le nuove identità, Corriere della Sera, p24-25, 24 maggio

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