Libertà alla vita, libertà della vita.

Il 25 novembre ci invita a riflettere su uno dei più grandi problemi che affligge la nostra società contemporanea: quello della violenza. Una violenza di genere, praticata principalmente sulla sfera del femminile.

Abitiamo e perpetuiamo una cultura che si fonda sull’idea che la donna sia nata dalla costola di un uomo. Una sorta di appendice, di arto, di opposto, grazie a cui identificarsi come Essere Primo da cui nacque la vita, dopo Dio.

All’idea di uomo forte fisicamente, determinato, brillante, lavoratore, erudito, si contrappone un’idea di donna dolce, ingenua, obbediente e mediocre. E questo è ciò che ci ha insegnato la storia della nostra cultura, dove, nel 2019, si è celebrato come traguardo l’arrivare al 39% di donne in dirigenza intermedia e superiore dell’UE. Da una ventina d’anni si può parlare di una nuova emancipazione femminile cui si associa una rivoluzione del gender, una palese manifestazione della queerità, la femminilizzazione della mascolinità, la fluidità, i coming out, l’androgino nella moda. Eppure la violenza di genere esiste da sempre ma abbiamo bisogno di una data sul calendario per commemorare le vittime di questa piaga tutta umana.

La violenza può essere di vario tipo e nessuno può giudicare quale sia peggio subire. C’è una violenza che uccide fisicamente e una che uccide nel proprio intimo, psicologicamente. E non ci sono solo uomini violenti con le loro donne. Ci sono innumerevoli altri tipi di discriminazioni che serpeggiano, a volte inosservate, nella vita di tutti i giorni.

La sfera del femminile è considerata una minoranza, eppure, tra le tante, è l’unica non legittimata dalla sua inferiorità numerica. Di anno in anno le statistiche riguardo alla popolazione mondiale non indicano squilibri quantitativi significativi dal punto di vista del genere, al di fuori di India e Cina, a causa di discriminazioni come l’infanticidio delle neonate a fine anni ’70.

Se pensiamo ad altre identità percepite come minoranze, ci vengono in mente le comunità immigrate, numericamente inferiori rispetto agli autoctoni. Oppure la quantità di islamici negli Stati Uniti, nettamente inferiore rispetto a quella dei cristiani.

Le minoranze, o percepite tali, come nel caso delle donne, subiscono discriminazioni e violenze di vario genere. Se a queste si unisce, poi, una qualsiasi forma di non conformità alla norma, si assiste a casi di doppia o anche tripla discriminazione. Perché donne, e poi perché migranti, lesbiche, con disabilità, nere, grasse, bisex, pelose, musulmane, povere, trans. Questi i nomi di donne offese, picchiate, denigrate, oltraggiate, sulla bocca di tutti, a volte anche uccise.

Oggi che il fenomeno diventa sempre più palese, aberrante e inquietante, nonostante l’emancipazione e le piccole rivoluzioni messe in atto dal mondo femminile e queer, è necessario interrogarsi sulla violenza come modello di relazione che viene appreso e perpetuato come modalità elettiva di affermazione e rappresentazione del Sé. Se questa viene appresa, significa che bisogna interrogarsi sul senso di una possibile educazione critica sulla questione. 

Alle donne,

a tutte coloro che si sentono parte

ognuna nella sua forma

 di questa grande categoria del genere umano.

Agli uomini,

a tutti coloro che si sentono tali

in un certo qual modo.

Ai genitori,

che crescano figlie e figli giusti

educati ai valori del rispetto e della libertà di ognuno.

Alle persone,

che abbiano l’ardore di vivere una vita degna.

Libertà dalla violenza significa libertà di vivere.

Libertà di vivere significa libertà alla vita,

Che è anche libertà di vivere una vita libera.

Beatrice.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...