Lo meyor de este vida es gratis

È arrivata in fretta l’ultima sorsata del bicchiere, e mi trovo qui, faccia a faccia con il rio de la Plata, a lasciare per l’ultima volta che i miei occhi siano catturati da questa città. Così le parole affogano nelle sue acque torbide alla ricerca della corrente che le riporti a casa, a fluire nell’oceano. Cercando l’ordine prestabilito del caos, il pezzo mancante del blu del mare in un puzzle da mille pezzi, la domanda gemella della risposta che non esiste. Siamo alla resa dei conti, quando si avvicina lo spannung di un racconto ricco di suspance. Sembrano gli ultimi cento metri di salita prima di poter ammirare un panorama mozzafiato a quattromila metri di altitudine, e mi sento un perenne lillipuziano della vita. Perché in fondo credo che, per quanto le esperienze possano darci scariche di emozioni notevoli mentre le viviamo, è solo alla fine che siamo in grado di metabolizzare la comprensione, di fare un bilancio delle entrate del cuore.

Buenos Aires: le luci, i colori, i rumori, lo splendore di un popolo – l’umidità, la povertà, la violenza, il lato oscuro di quel popolo. Qui puoi trovare strade piene e strade vuote, sguardi lucenti d’amore e di dolore, voci manifestanti all’unisono e silenzio, denuncia e omertà, ricerca di senso e perdizione, tutto e il contrario di tutto. Come mi disse Ana della sua gente, qui puoi trovare lo meyor y lo peyor. Città che dà e che toglie, gente che va e che viene, paese coloniale, liberato e d’immigrazione, porto non sempre sicuro per chi ha lottato e lotta ancora senza dimenticarsi mai di sognare, terra di tutti e di nessuno.

Quando si viaggia in un posto lontano si ha quasi sempre la certezza di tornare con qualcosa di nuovo in valigia, senza aspettative, in modo che gli occhi non si facciano pigri. Così, ho fatto rifornimento di entusiasmo e liberato il cuore, lasciando che potesse guardare verso un’altra realtà, libero da pregiudizi. Sono partita con delle domande, con la voglia di cercare risposte alla mia curiosità, ma tenendo sempre in conto l’eventualità di poter cambiare idea. Ho parlato con le persone mossa dall’ingenuità di chi non sa e posto domande come se non avessi nulla sulle spalle. Ho ascoltato, imparando che a volte non c’è bisogno di interagire mettendo sul tavolo le proprie posizioni. A volte le storie degli altri sono così avvincenti che non necessitano ribattute perché portino i loro frutti.  Maestra di vita è la diversità dell’altro se sappiamo coglierla e accoglierla, comprenderla senza bisogno di paragonarla.

Prima della partenza ho provato per giorni una forte sensazione di paura e voglia di conoscere ciò che di nuovo mi stava aspettando. Confesso che al mio arrivo c’è stata della delusione nel constatare che Buenos Aires non aveva nulla di così diverso da ciò che avevo già visto in Europa. La verità è che la bellezza della diversità non l’ho trovata nell’architettura o nei costumi, bensì nel cuore delle persone. Lo meyor si trovava proprio lì e non potevo accorgermene appena scesa dall’aereo. Lo meyor è ciò che sto portando via con me in questo ritorno. Ed è gratis.

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