Nunca te olvides de luchar

È sempre fuorviante parlare di America Latina come se fosse un unico paese ricco di similitudini. Il senso comune ci porta a pensarlo come un continente generalmente LGBT friendly e, spesso, meta prediletta del turismo gay e trans. Specialmente quando si parla di paesi come Brasile e Argentina, è necessario valutare la differenza tra il teorico e il reale tenendo in considerazione la diversità dei contesti.

In realtà, come apprendo giorno per giorno nel mio fare quotidiano, ogni tentativo di semplificazione del circostante è sempre riduttivo e rischia di tagliar fuori spazi di riflessione necessari alla comprensione. In America Latina la giurisprudenza esprime una tendenza generale in direzione dell’accettazione verso la diversità sessuale, anche se non ovunque, in maniera prevalente. Ciò che spesso si dimentica è che non sempre a una legge corrisponde un determinato comportamento o alla sua accettazione culturale.

A volte, se risulta necessaria una legge che punisce la violenza verso l’omosessualità, è proprio perché ci si trova in un luogo dove questo tipo di atto è frequente e reiterato, fino al divenire quasi legittimo. Senza bisogno di scomodare leggi e diritti, sappiamo tutti quanto la violenza faccia parte del male del mondo e quanto sia auspicabile immaginare di poter non prevedere norme a tutela di una minoranza, che si tratti di gay, lesbiche, afrodiscendenti o trans, che starebbe a significare, appunto, che non vi è la necessità. Ma così non è.

Il Brasile è un paese sovraffollato da contraddizioni. Quando si avvicinano le presidenziali non è raro vedere come l’odio, unito all’aggressività, si manifesti con veemenza, e così è stato anche nel 2018, nei mesi antecedenti l’elezione del presidente Bolsonaro, avvenuta a fine ottobre. Proprio lo scorso anno ci sono state molte vittime: da Marielle Franco a Matheusa Passarelli fino a Jefferson Anderson Feijo da Cruz; oltre questo, molte persone non appartenenti ai canoni standard del binarismo eteropatriarcale sono scappate verso mete ritenute più sicure rispetto ad un paese che ha visto esplodere l’odio verso la comunità LGBT in maniera esponenziale.

Come già affermato in precedenza, spesso accade che laddove esiste una legge che riconosce diritti sociali a persone diversamente sessuate, ne esiste parallelamente un’altra atta a punire l’omo, la trans-fobia e tutti gli atti di discriminazione.

Il 6 giugno, in occasione dei vent’anni dall’accordo di collaborazione bilaterale tra Brasile e Argentina, il presidente Bolsonaro ha fatto visita a Buenos Aires; la profonda condivisione di idee con Macri preoccupa molto i cittadini per la sorte dei rispettivi paesi. La contrapposizione tra progresso e conservatorismo è sempre più aspra e si traduce spesso in una lotta tra il progresso economico e conservatorismo socio-culturale, figlio anche della forte matrice religiosa che accomuna i due paesi.

Le folle qui a Buenos Aires non sono mai stanche di farsi sentire, così anche ieri le strade della capitale hanno ospitato il corteo di manifestanti guidati dalle associazioni LGBT.

Sono stati molti gli interventi che ho potuto ascoltare e tra questi primeggia tra i miei ricordi un breve ed emozionante discorso di una donna transessuale, di cui riporto qui un breve stralcio:

«Sulle nostre spalle abbiamo i nostri morti, i morti della popolazione trans, i 30.000 desaparecidos. Tutto ciò che di ostile arriva proviene dal governo brasiliano, dall’alto e dal basso di tutti questi governi liberali. Compagni, come quell’uomo proveniente dall’isola diceva: “Hasta la victoria, siempre”. Sono piena di vergogna e di indignazione per l’odio che Bolsonaro manifesta per le donne; l’odio che diffonde per gli omosessuali, per le lesbiche, per i trans, per gli immigrati e per il popolo lavoratore. Questo è oggi il governo del Brasile. Grazie per le parole, per questa serata che oggi ho vissuto. La verità è che ho avuto molta paura, e queste madri, che sono dietro di me, ce l’hanno da anni.»

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